Lucio Cassio Filippo, his wife Atilia Pomptilla together with Filippo’s father were exiled to Sardinia by the Emperor Nero, probably because they were opponents of his power. They spent their lives in Karalis (modern Cagliari). Pomptilla and Filippo, in spite of their condition, lived happily together for 42 years, unfortunately Filippo fell seriously ill during the exile (because of malaria, a common disease because of the unhealthy environment in some places of the ancient Sardinia) and his faithful wife, so in love with him, asked the Gods to let her die instead of her husband. Even if it seems impossible, her prayers were fulfilled: Filippo healed and she suddenly died as in the myth of Alcestis. Filippo also died a little later and his ashes were preserved close to his wife’s. The incredible story of this love is witnessed by the inscriptions of the so called “Viper’s Cave”.
(Testo:Ambra Naspi, Voce: Marco Conti, Musica: Ludovico Einaudi Canzone: “Nuvole Bianche”)
Mi chiamo Filippo, Lucio Cassio Filippo, e vorrei non essere vivo.
Ad ogni passo che compio su questi lidi battuti dal vento ho in mente lei…
Ormai le impronte che lascio su questa sabbia sono solo le mie, non come quando ti appoggiavi a me stanca ma sorridente, nonostante avessi lasciato tutto per seguirmi… per seguire il tuo sfortunato marito.
Ricordo i tuoi capelli! Oh si, i tuoi capelli, così simili al mirto nero che ondeggia dinnanzi alla nostra casa, ormai così vuota …
La spuma del mare che circonda questa terra immensa e maledetta, mi ricorda le rughe che avevano iniziato a solcare il tuo volto, segno della vita, del tempo vissuto insieme, fino a quando io … io ti ho persa!
Non ti ho persa come si perde normalmente una moglie o una compagna, no! T’ho persa a causa mia, perché mi hai sottratto al mio Destino! Gli amici dicono che sono pazzo a pensarlo, che è un caso, che il Fato si è accanito su di noi ma io penso che tu, tu mi abbia salvato la vita.
Sento ancora le tue parole, il tuo mormorare rivolto agli Dei: “Vi prego salvatelo!”
Ed io che non potevo muovermi, sul mio giaciglio, in preda a febbri altissime, non avevo cognizione di dove fossi, di chi fossi, di quanto tempo passasse, sentivo solo la tua voce dolce e triste: “Ti salverò! Non posso perderti dopo tutto questo tempo!”
Già, 42 anni non sono pochi… sempre insieme, nella gioia ma anche nel dolore.
Ricordo ancora i tuoi occhi timidi e impauriti il giorno delle nozze, davanti all’ara degli Dei.
Io tentavo di rassicurarti con lo sguardo: nulla di male ti sarebbe successo e dentro di me mi impegnai a proteggerti e darti una vita felice nella quiete della nostra casa! Il sangue del sacrificio era ancora caldo davanti a noi, i nostri amici e parenti urlavano: “Feliciter!” e poi danze, musica, cibo, l’inizio di una vita insieme, saremo stati felici, lo sentivo!
E lo fummo davvero fino a quando Nerone decise di esiliare mio padre e noi lo seguimmo, cosa potevamo fare? L’imperatore non è mai stato tenero con chi si oppone al suo potere!
Decise non la nostra morte, no! Ma l’onta dell’esilio in quest’isola sconosciuta, sterminata, battuta dalla furia di Nettuno; ci condannò alla perdita dei nostri beni e poi a morire ogni giorno un po’ di più, lontani dalle strade, dai suoni, dai colori e dai profumi che amavamo, che erano la nostra vita. Infine, dopo tutto questo, anche la disgrazia: la mia terribile malattia, così comune in questa terra desolata, e così mortale.
Non c’è scampo contro questo flagello degli Dei! Riuscivo solo a chiedermi cosa avessi fatto di male, cosa avresti fatto tu, mia moglie, senza di me, sapevo di non avere speranza alcuna e ti sentivo in lontananza pregare: “ Dei del cielo salvatelo!”
Un giorno sentii più distinte le tue parole, come se il tuono che rimbombava nelle mie orecchie e la lancia che trafiggeva i miei occhi fossero di colpo spariti, per un momento, solo per permettermi di sentire chiaro e distinto i suono di quelle parole di morte: “Prendete me! Vi offro la mia vita in cambio di quella di mio marito!”
In quel momento l’unica cosa che potevo fare era amarti più forte, provare l’ orgoglio di averti come sposa, per il tuo coraggio, per la tua dedizione; ero commosso ma tranquillo … tranquillo perché non ti avrebbero ascoltata.
Quegli Dei che ci avevano dimenticati, che avevano ignorato le nostre preghiere così a lungo, non avrebbero potuto ricordarsi di noi solo ora, no! Ormai ci avevano dimenticati! “Non ti ascolteranno amore mio”- pensavo e non riuscivo a gridare- “ Questo ormai è il mio destino, la fine è vicina, non ti ascolteranno, lo so, lo spero…”
Il giorno dopo gli uccelli del cielo cantavano. Io li sentivo. Capivo dove ero, per la prima volta dopo settimane, la febbre stava abbandonando il mio corpo, trasformandosi in un lago di sudore.
Aprii gli occhi, facevo fatica,erano come chiusi in una morsa, il sole feriva le mie pupille e, dopo tutto quel buio, lo vidi di nuovo: il tuo sorriso stanco.
Piangevi e sorridevi incredula, eri esausta ma felice, eravamo finalmente di nuovo insieme.
L’indomani ero in piedi, le gambe malferme potevano a stento reggere il mio peso, non sentivo la tua voce ma solo un gran trambusto e vociare sommesso in lontananza, non c’era nessuno intorno a me, mi sembrò strano e mi feci forza.
Mi alzai, le ginocchia si piegavano, “Normale” – pensai – “Non mangio da giorni” e sorreggendomi ai muri della nostra casa arrivai nelle tue stanze.
Era mattina presto, la luce del mare filtrava al’interno della casa dall’atrio polveroso. Amavi alzarti presto! amavi andare al mare e respirare quell’aria frizzante, anche se dicevi sempre di sentirti prigioniera in questa terra avevi trovato qualcosa di bello, anche qui, in questa condizione d’esilio.
Con un po’ di impegno, pensavo, potrò portarti ancora lì, passeggiare con te sulla spiaggia, appena sarò in grado di reggermi in piedi. Invece, appena entrato nella stanza e varcata la soglia, ti ho vista: no, quella mattina non ti eri alzata…
Le schiave, che solitamente ti aiutavano con l’acconciatura e le vesti, mi guardavano attonite con le lacrime agli occhi. No… non ti eri alzata.
Dormivi… la pelle del candore delle nuvole, dormivi, ma capii che non ti saresti più svegliata…
Il sorriso sulle tue labbra era quello che avevo visto il giorno prima: felice per avermi salvato, ma la stanchezza era svanita.
Una morte improvvisa, nel sonno. Inspiegabile, forse, per chiunque non ti avesse sentita pregare quella notte. Mi accasciai non riuscendo neanche ad urlare il mio dolore e la mia incredulità, pensavo che se avessi sentito la mia voce avrei capito che non era un terribile sogno.
I giorni seguenti sono avvolti nella nebbia per me: ricordo solo il fuoco che avvolgeva la tua pira in riva al mare, le ceneri e le tue ossa racchiuse in un’urna, non potevo crederci, non potevano averti ascoltata sul serio..non sarebbe stato giusto.
Ma forse, Dei, proprio per questo? Per mandarmi altro dolore l’avete ascoltata? Non era abbastanza aver preso la mia casa, avermi strappato alla mia città, alla mia terra, ai miei amici! Adesso anche l’unico conforto che restava alla mia vita? Meglio sarebbe stato morire con lei o meglio, per lei!
Ho provato a implorarvi anche io, urlavo al cielo: “Permettetemi di raggiungerla!” A quanto pare le vostre orecchie sono dure alle mie preghiere. Forse, Tu Giove, sei sensibile solo alle richieste di una donna? Forse Voi tutti avete pensato che sarebbe stato troppo onore per un mortale continuare ad avere un tale tesoro accanto!
Invidia! L’unico sentimento che vi si addice… avete tutto ma non basta! Prendete ogni cosa a chi ormai non ha più che i suoi ricordi; spero prendiate anche quelli… almeno smetterei di soffrire.
Ho pensato di uccidermi lo ammetto, ti avrei rivista almeno! Ma non ne ho avuto il coraggio, ho capito di essere anche un codardo, sono niente in confronto alla forza che hai avuto tu, moglie mia! Alla fine non ti ho meritata! Il ferro che doveva uccidermi l’ho rivolto contro la pietra: di ferro era la spada che avrebbe potuto liberarmi così come lo scalpello che ha scolpito nella roccia di quest’isola la tua ultima dimora.
No, non una tomba ma un tempio simile a quelli degli Dei Immortali, come immortale dovrà essere la tua memoria in questo luogo: il vento e il mare non potranno cancellare la nostra storia né il ricordo del tuo sacrificio. I due serpenti che ho fatto scolpire sopra l’entrata, sono il simbolo del nostro amore, sono lì affinché il nostro legame resti, sopravviva allo spazio e al tempo, come le onde di questo mare che tutto avvolge e non dà tregua all’anima mia.
Aspetto la morte, amore mio, sarà sicuramente più dolce della vita che il destino ci ha riservato, la aspetterò ricordandoti e vedendoti in tutti i fiori che in primavera sbocciano intorno alla nostra casa; saremo ancora insieme, presto, nel frattempo, mia adorata Pomptilla, camminerò lungo le spiagge di questa vita anche per te.
Languentem trist̂is duṃ flet Pompt̂illa mạ[ritu]ṃ, / vovit pro vita conịụgis ipsạ mori. / Pro[t]inus in placidạṃ delabi ṿìsạ qụịetem / occidit. O celere[s] ⸢ad⸣ malạ ṿota Deì! / Haṣ audire preces! Ṿitam servarẹ [marito], / ut pereaṭ vita dulcio[r] illa m[ihi]!
Mentre sconsolata piange il marito morente, Pomptilla fa voto di morire purché lo sposo viva. Sùbito sembra cadere in un placido sonno e muore. O Dèi troppo rapidi ad accogliere voti infausti ed esaudire una simile preghiera, avete conservato in vita il marito e morir lei, che mi era più cara della vita.
Inscription from Karales
Trismegistos-Id: 284280
paleographicCharacteristics: 3,2
honorand: unknown
debug: No Response from http://epidoc.dainst.org/!
Apache2 Debian Default Page: It works
Apache2 Debian Default Page
It works!
This is the default welcome page used to test the correct
operation of the Apache2 server after installation on Debian systems.
If you can read this page, it means that the Apache HTTP server installed at
this site is working properly. You should replace this file (located at
/var/www/html/index.html) before continuing to operate your HTTP server.
If you are a normal user of this web site and don't know what this page is
about, this probably means that the site is currently unavailable due to
maintenance.
If the problem persists, please contact the site's administrator.
Configuration Overview
Debian's Apache2 default configuration is different from the
upstream default configuration, and split into several files optimized for
interaction with Debian tools. The configuration system is
fully documented in
/usr/share/doc/apache2/README.Debian.gz. Refer to this for the full
documentation. Documentation for the web server itself can be
found by accessing the manual if the apache2-doc
package was installed on this server.
The configuration layout for an Apache2 web server installation on Debian systems is as follows:
apache2.conf is the main configuration
file. It puts the pieces together by including all remaining configuration
files when starting up the web server.
ports.conf is always included from the
main configuration file. It is used to determine the listening ports for
incoming connections, and this file can be customized anytime.
Configuration files in the mods-enabled/,
conf-enabled/ and sites-enabled/ directories contain
particular configuration snippets which manage modules, global configuration
fragments, or virtual host configurations, respectively.
They are activated by symlinking available
configuration files from their respective
*-available/ counterparts. These should be managed
by using our helpers
a2enmod,
a2dismod,
a2ensite,
a2dissite,
and
a2enconf,
a2disconf
. See their respective man pages for detailed information.
The binary is called apache2. Due to the use of
environment variables, in the default configuration, apache2 needs to be
started/stopped with /etc/init.d/apache2 or apache2ctl.
Calling /usr/bin/apache2 directly will not work with the
default configuration.
Document Roots
By default, Debian does not allow access through the web browser to
any file apart of those located in /var/www,
public_html
directories (when enabled) and /usr/share (for web
applications). If your site is using a web document root
located elsewhere (such as in /srv) you may need to whitelist your
document root directory in /etc/apache2/apache2.conf.
The default Debian document root is /var/www/html. You
can make your own virtual hosts under /var/www. This is different
to previous releases which provides better security out of the box.
Reporting Problems
Please use the reportbug tool to report bugs in the
Apache2 package with Debian. However, check existing bug reports before reporting a new bug.
Please report bugs specific to modules (such as PHP and others)
to respective packages, not to the web server itself.
Material: lapis
Artifact Type: inscription
Type: rupes
originDating: 131 AD - 171 AD
findingSpotAncient: Karales, Sardinia cum insulis
findingSpotModern: Cagliari, Italia
entityType: artifact
Repository: Epigraphic Database Roma
O(pus) i(nstitutum) o(blatum)q(ue) s(acrae) memoriae Atiliae L(uci) f(iliae) Pomptillae benedictae m(aritus(?)) s(ua(?)) p(ecunia(?)) Urbis alumna gravis casus huc usque secuta / coniugis infelicis Atilia cura Philippi / hic sita sum Manibus gratis sacrata mariti / pro cuius vita vitam pensare precanti / indulsere dei ne cesses fama meremur Quod credis templum quod saepe viator adoras / Pomptillae cineres ossaq(ue) parva tegit / Sardoa tellure premor comitata maritum / proq(ue) viro fama est me voluisse mori Unu(m) et viginti bis iuncti vix[i]mus annos / una fides nobis gaudia multa dedit / et prior at Lethen cum sit Pompti[ll]a recepta / tempore tu dixit vive Philippe m[e]o / nunc aeterna quies Ditisq(ue) silentia maesti / hanc statuere ambis pro pietate domum Languentem tristis dum flet Pomptilla maritum / vovit pro vita coniugis ipsa mori / pro[t]inus in placidam delabi visa quietem / occidit o celere[s] at mala vota dei / has audire preces vitam servare [marito] / ut pereat vita dulcior illa m[ihi] Templa viri pietas fecit p[ro] munere magno / Pomptillae meruit [femi]na casta coli / nam se devovit iam [defi]ciente marito / rapta viro m[eri]t[o vivat] ut ille suo Hic Pomptilla iacet cineres [a]m[p]le[x]a Philippi / coniugis his aris includi[tur ur]na duorum / quae facit ad famae vive[ntibus] argumentum [I]unonis sedes infernae cernite cuncti / numine mutato fulget Pomptilla per aev⸢u⸣m
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